Libertà

Di Jonathan Franzen.
Recensione a cura di Ilaria Scarpiello

Di cosa parla questo libro?
È la domanda che mi viene rivolta dalla gente che mi vede china e concentrata sulla mole di 622 pagine di Libertà.
La mia risposta è subitanea.
Libertà è un romanzo che parla di quanto sia illusorio e consolatorio il concetto di libertà, nonché della non possibilità per la famiglia di esistere in quanto risorsa per l’individuo.
È un romanzo che fa riflettere su tutto quello che possiamo fare delle nostre libertà, in concreto, una volta che si sia combattuto tanto per conquistarle.
Su quanto la nostra libertà sia una concessione decisa da altri, su quanta solitudine questa presa di coscienza possa portare.

La famiglia Berglund, Walter e Patty, e i loro figli Joey e Jessica, rappresentano l’ostinazione, o meglio, il desiderio di vivere in un mondo all’interno del quale è possibile sentirsi ancora speciali, dimenticando però che niente disturba questa sensazione quanto la presenza di altri esseri umani che si sentono speciali.
È un romanzo sul matrimonio, sull’amicizia, sulla politica. Su quanto le relazioni al loro interno siano tormentate dal desiderio, dal risentimento, dall’invidia, dal conformismo e dalle aspettative tradite.
Scorrendo le pagine del libro ci ritroviamo fianco a fianco con i Berglund, ne assaporiamo le gioie e i trionfi, critichiamo le loro scelte sbagliate, ci stizziamo per i comportamenti inaccettabili, ci commuoviamo per le sconfitte.
Soprattutto ci può capitare di pensare a quanto i Berglund siano lontani anni luce da noi, quanto più coerenti, maturi, felici noi possiamo aspirare ad essere.
Quanto più liberi di loro.
Illusi, perché i Berglund siamo noi.
E le parti di noi incominciano a sanguinare lì, fra le pagine del libro.
E facciamo fatica a finirlo questo libro, poiché mentre le vicende dei Berglund vanno avanti in un crescendo mozzafiato, noi siamo lì che tamponiamo le nostre parti sanguinanti, e ce le carichiamo sulle spalle, e corriamo in salita, sudiamo e malediciamo ogni possibile entità superiore perché non vogliamo rimanere indietro.
Vogliamo essere lì con i Berglund.
Vogliamo che non ci sia tolta la possibilità che, una volta finito, questo rimanga solo un bellissimo libro da riporre ordinatamente su di uno scaffale.
Ah, allora non lo leggo.
Mi è capitato di sentirmi controbattere da chi mi ha posto la domanda iniziale.
Ho sorriso, anzi sorrido tutte le volte ripensando a quanto stiano tenacemente esercitando il loro indiscutibile e rispettabile diritto allaLibertà.

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