La gatta

Di M.L. von Franz.
Recensione a cura di Carmen Viccaro

Ogni necessità di cambiamento nella vita individuale e collettiva è generalmente preceduta da un periodo di vuoto, depressione, mancanza di avvenimenti, come se fosse necessario un tempo per accumulare energia nell’inconscio, energia indispensabile proprio per favorire quel cambiamento … Per questo obiettivo maschile e femminile non possono che lavorare insieme. Nella fiaba in questione è il principio maschile che dà l’incipit al cambiamento, ma come e quando questo avrà luogo è regolato dal femminile che sembra avere in sé un compito equilibratore, in quanto più flessibile e dotato della capacità innata di com-prendere, con-tenere. Al femminile appartiene l’arte che induce all’incontro, che consente e crea le condizioni per un ponte fra le genti. Il femminile che sprona è un femminile non separato dalla sua Ombra; sarà proprio l’agire di quest’Ombra, la gatta appunto, che metterà ogni cosa al suo posto, favorendo l’affermazione del nuovo contro un passato che non vorrebbe mai lasciare spazio. La gatta è una favola rumena letta in chiave analitica da M.L. von Franz ed esce a dieci anni dalla morte dell’autrice. E’ un’analisi acuta e sensibile, affascinante come tutti i lavori della von Franz che possiamo ritenere una spinta ad andare sempre avanti, a non fermarsi mai nella ricerca di sé e nel confronto con il cambiamento e, a sostegno di questo, l’autrice riporta una frase di Jung “… se non si procede costantemente in avanti, il passato ci risucchia. E’ come un formidabile vento che ci aspira e ci trascina indietro. Se non si va avanti, si regredisce.” In questo enorme lavoro, accompagnati da un mondo di archetipi, maschile e femminile devono procedere insieme, altalenando ed integrando le proprie peculiarità.

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