Rivista riflessi

N.8 / Settembre 2026

N.8 / Settembre 2026

Consulta qui di seguito il sommario completo nel nuovo numero della Rivista e leggi i vari Abstract, cliccando sui titolo di ciascuno.

Da errore di laboratorio a rivoluzione culturale

Di Mario Davide Roffi

Questo articolo propone una ricostruzione storica del rapporto tra scienza, cultura e sostanze psichedeliche, dal 1943 ai giorni nostri, con l’obiettivo di offrire al lettore una cornice orientativa su come siamo arrivati al momento attuale. Partendo dalla scoperta accidentale dell’LSD da parte di Albert Hofmann nei laboratori Sandoz, si ripercorrono le principali tappe della prima ondata di ricerca – il fiorire negli anni Cinquanta, la nascita del termine «psichedelico» per opera di Humphry Osmond e Aldous Huxley, le figure di Al Hubbard e Timothy Leary – fino alla brusca interruzione del 1970, quando la classificazione come Schedule I seppellisce trent’anni di lavoro clinico. Viene poi esplorato il lungo periodo di resistenza sotterranea (1970–2000) e l’avvio del cosiddetto rinascimento psichedelico, segnato nel 2006 dallo studio di Roland Griffiths alla Johns Hopkins, che dimostra come la psilocibina possa generare esperienze mistiche di significativo valore terapeutico. Per la ricostruzione di questo arco storico, l’articolo si avvale in particolare delle sintesi contenute in Come cambiare la tua mente di Michael Pollan (2018), integrate con fonti primarie, articoli scientifici e testi autobiografici. La conclusione, affidata all’ultima intervista di Griffiths prima della morte, suggerisce che l’eredità più duratura di questa storia non sia farmacologica, ma umana: la disponibilità a confrontarsi con le dimensioni più profonde dell’esperienza.

Psicoterapia assistita da psichedelici: storia, neuroscienze e trasformazione del sé

Di Francesca Passerone

L’articolo analizza il rinnovato interesse contemporaneo per la psicoterapia assistita da psichedelici, esplorandone le implicazioni neuroscientifiche, psicodinamiche e simboliche. Attraverso una ricostruzione storica della ricerca psichedelica e un dialogo fra neuroscienze della coscienza, psicologia analitica e teoria degli stati non ordinari di coscienza, il testo propone una riflessione sul rapporto fra esperienza psichedelica, dissoluzione dell’Io e trasformazione del Sé. Particolare attenzione viene dedicata al ruolo del setting terapeutico, ai processi di integrazione, alla permeabilità fra conscio e inconscio e alla funzione regolativa della musica nell’esperienza psichedelica. L’articolo suggerisce che gli psichedelici non rappresentino soltanto strumenti terapeutici, ma dispositivi capaci di interrogare le concezioni contemporanee della mente, della soggettività e della realtà percettiva, riaprendo il confronto fra psicoterapia, spiritualità e antropologia del sacro.

Il tesoro custodito dal drago

Di Mario Davide Roffi

Le sostanze psichedeliche portano con sé un affascinante paradosso: le stesse proprietà che le rendono potenzialmente trasformative — l’accesso immediato a dimensioni numinose, l’amplificazione del significato, l’apertura all’inconscio collettivo — le espongono al rischio di una forma di falsa spiritualità. Il potere curativo di queste esperienze non risiede nella loro intensità, ma nel processo di significazione e simbolizzazione che ne scaturisce. Questo articolo esplora le condizioni in cui tale processo viene meno, attraverso il concetto di bypass spirituale — formulato da John Welwood e ulteriormente sviluppato da Masters e altri autori — e alcune delle sue manifestazioni più ricorrenti: l’inflazione psichica nel senso junghiano, il narcisismo spirituale, la trascendenza prematura. A partire da una riflessione sul contesto di secolarizzazione della cultura occidentale contemporanea, in cui le esperienze numinose restano accessibili ma i contenitori simbolici e rituali tradizionali appaiono sempre più marginali, si sostiene che la diffusione de-ritualizzata degli psichedelici rischi di produrre quella che Jung definiva “saggezza non guadagnata”: intuizioni autentiche ma non radicate. Si suggerisce dunque la necessità di un lavoro di integrazione, da intendersi come processo relazionale e continuo, per favorire la significazione e simbolizzazione di tali esperienze.

Il bambino difficile: Dioniso e la trasformazione psichica

Di Francesca Passerone

Il presente contributo propone una rilettura della figura di Dioniso come immagine archetipica dei processi di trasformazione psichica, intesi come attraversamenti di soglia che implicano momenti di disgregazione e ricomposizione. A partire dal mito del Dioniso bambino smembrato, viene esplorata la relazione tra estasi, perdita di forma e possibilità di integrazione, mettendo in evidenza la dimensione liminale dell’esperienza dionisiaca. Attraverso il dialogo tra mitologia, psicologia analitica e riflessione clinica, l’articolo indaga il significato dello smembramento come metafora dei momenti di crisi e frammentazione della coscienza, e il ruolo del contenimento simbolico e relazionale nei processi di trasformazione. In questo contesto, la pratica terapeutica viene pensata come uno spazio liminale contemporaneo, capace di accogliere e accompagnare le fratture dell’esperienza senza ridurle prematuramente né lasciarle precipitare nella disorganizzazione. Il riferimento alle esperienze psichedeliche e alla perdita del rito nella modernità consente, inoltre, di interrogare il ritorno del dionisiaco come esigenza non simbolizzata.
Dioniso emerge, così, non come figura da evocare o contenere, ma come principio che interroga il lavoro clinico nella sua dimensione più radicale: la possibilità di attraversare la perdita di forma rendendola progressivamente abitabile.

Il viaggio sciamanico tra neurofisiologia e pratica contemporanea: oltre i confini dell’io

Di Alessandro Tozzi

Il presente contributo analizza il ‘viaggio sciamanico’ come strumento terapeutico all’interno della psicoterapia moderna, inquadrandolo nell’ambito degli Stati Non Ordinari di Coscienza (SNOC). Superando la storica interpretazione folkloristica, l’articolo esamina la pratica — in particolare quella codificata dal Core Shamanism di Michael Harner — attraverso una doppia lente: quella antropologico-psicologica e quella neurofisiologica. Sul piano neurologico, viene evidenziato come il tambureggiamento ritmico a bassa frequenza (4-7 Hz) sia in grado di ‘trascinare’ le onde cerebrali verso le frequenze Theta, inducendo una temporanea disattivazione della Default Mode Network (DMN) e la conseguente dissoluzione dei confini dell’Io (ego dissolution), accompagnata da un’iperattivazione del sistema limbico e della corteccia visiva. Sul piano clinico, la pratica viene accostata all’Immaginazione Attiva di matrice junghiana, rivelandosi un efficace protocollo per aggirare le resistenze razionali, rielaborare i traumi (attraverso la metafora del Soul Retrieval) e accedere a contenuti archetipici e simbolici profondi. Infine, il lavoro evidenzia la necessità di un rigoroso cambio di paradigma che integri la sostenibilità e il pragmatismo scientifico alla dimensione transpersonale, non senza una dettagliata disamina dei rischi psicopatologici e deontologici (scompenso psicotico, dissociazione, inflazione dell’Io), ribadendo l’importanza che tale strumento sia adoperato esclusivamente da psicoterapeuti specificamente formati e su pazienti clinicamente stabili.

Quando il corpo guida: respiro, coscienza e trasformazione dell’esperienza nella Gestalt Analitica

Di Nadejda Matvei

Questo articolo nasce dalla collaborazione con i colleghi attorno all’interesse per gli stati alterati di coscienza, ma soprattutto da un’esperienza personale che sta modificando profondamente il mio modo di pensare il corpo, l’attenzione riguardo alle cose che mi circondano e la consapevolezza di me stessa: la gravidanza. Nel progressivo avvicinarsi del parto, il tema della respirazione e dell’affidamento alla fisiologia ha assunto per me un significato non soltanto clinico, ma profondamente esperienziale. Mi sono interrogata su come alcune modificazioni della coscienza non emergano necessariamente da tecniche straordinarie, ma da condizioni psicofisiologiche in cui il controllo che esercitiamo su di noi si riduce e l’ascolto del corpo diventa centrale.
Che cosa accade quando smettiamo di controllare l’esperienza e iniziamo ad ascoltare il corpo? In che modo il corpo, attraverso il respiro, modifica la coscienza quando gli permettiamo di guidarci?
Queste domande hanno rappresentato il punto di partenza della riflessione qui proposta, orientata a esplorare il rapporto tra Gestalt Analitica, respirazione, modificazione della coscienza ed esperienza corporea.

Stati liminali e processo terapeutico

Di Francesca Passerone

L’articolo propone una riflessione sul processo terapeutico e in particolare sulla modulazione degli stati di coscienza all’interno della relazione clinica. Piuttosto che concepire la trasformazione psichica esclusivamente nei termini di una modificazione dei contenuti mentali, il lavoro esplora l’ipotesi che le trasformazioni in psicoterapia siano collegate alle condizioni stesse dell’esperienza: le modalità attraverso cui il soggetto organizza il rapporto con sé, con il corpo, con l’affettività e con l’altro.
A partire dai contributi di Freud, Bion, Stern, Bromberg, Ferro, Jung e della prospettiva gestaltico-analitica, la seduta viene pensata come un campo trasformativo in cui terapeuta e paziente co-costruiscono configurazioni variabili dell’esperienza condivisa. Vengono esplorati fenomeni quali l’attenzione liberamente fluttuante, la rêverie, gli stati onirici della mente, l’immaginazione attiva e alcune tecniche gestaltiche come differenti modalità di modulazione della coscienza implicate nel lavoro terapeutico.
Il confronto con gli stati psichedelici e con alcune acquisizioni neuroscientifiche contemporanee viene proposto come possibile risonanza rispetto a processi di flessibilizzazione delle abituali modalità di organizzazione dell’esperienza. In questa prospettiva, la trasformazione terapeutica non coincide con l’eliminazione della discontinuità tra stati psichici, bensì con l’acquisizione di una maggiore capacità di transito, coesistenza e integrazione tra differenti configurazioni dell’esperienza.

Dalla sessualità alla sensualità: espandere la coscienza attraverso l’eros

Di Eleonora Visalli

Il presente articolo propone una riflessione sul potenziale catartico e trasformativo dell’esperienza erotica, indagata come una possibile via d’accesso alla psiche e all’espansione della coscienza ordinaria.
Nella prima parte, l’evoluzione storica del concetto di libido viene riletta e approfondita partendo dai modelli teorici della psicoanalisi, della bioenergetica e della psicologia analitica, per arrivare ad una sintesi in chiave Gestalt-analitica. In questo contesto, viene esaminato il legame intrinseco tra la forza dell’Eros e il superamento delle rigidità caratteriali e limiti esistenziali che derivano dai condizionamenti e dalle repressioni della società. Successivamente, l’indagine si focalizza sulla sub-cultura BDSM e sulle pratiche kinky, analizzando come la strutturazione di un rigoroso codice etico e la definizione di precisi confini di set e setting offrano il contenimento emotivo e uno spazio protetto, necessario per esplorare in sicurezza le dinamiche di potere, dolore e sottomissione, all’interno della relazione erotica. Questa specifica dimensione rituale viene messa in relazione con l’insorgere dello stato di flow e con i fenomeni di sospensione temporanea dell’Io, evidenziandone il valore catartico e le possibilità di risignificazione dell’esperienza.
Infine, l’attenzione si sposta sulla sessualità convenzionale, proponendo un cambio di paradigma orientato alla ‘sensualità’ e a una riscoperta del ‘con-senso’ inteso come condivisione profonda di significato e di sensorialità, finalizzato a ricongiungere la dimensione corporea a quella psichica e a favorire l’integrazione degli opposti, vedendo quindi l’Eros come un catalizzatore naturale nel processo di individuazione.

Esperienza psichedelica e funzioni del sè
Di Samuele Giovagnini, Sara Ballotti, Stefano Roti

Il presente articolo propone una lettura dell’esperienza psichedelica e della sua integrazione attraverso la teoria del sé elaborata da Perls, Hefferline e Goodman. La visione gestaltica del sé come processo, non struttura stabile, ma evento che accade nell’incontro tra organismo e ambiente, parla un linguaggio strutturalmente affine a quello degli stati espansi di coscienza. A partire dalle tre funzioni del sé (es, io e personalità), descriviamo come l’esperienza psichedelica produca un collasso della funzione personalità e una riduzione della funzione io, con conseguente emersione di materiale dallo sfondo e avvicinamento del sé alla modalità spontanea. In questo quadro, l’ego dissolution viene reinterpretato come coincidenza del sé con la figura emergente, il bad trip come difficoltà nel passaggio tra diverse modalità di funzionamento, e l’integrazione psichedelica come riorganizzazione del campo: il processo attraverso cui le possibilità emerse durante lo stato espanso trovano forma nel funzionamento quotidiano, ampliando la capacità del sé di fare contatto con maggiore fiducia, vitalità e flessibilità.
Parole chiave: psicoterapia della Gestalt, teoria del Sé, stati espansi di coscienza, ego dissolution, bad trip, integrazione psichedelica.

Oltre la soglia: esperienze psichedeliche e integrazione nella pratica terapeutica

Di Francesca Passerone

Il rinnovato interesse per le sostanze psichedeliche in ambito clinico solleva interrogativi rilevanti rispetto ai processi di trasformazione psichica e alle loro condizioni di integrazione. Il presente contributo esplora l’esperienza psichedelica non tanto nei termini dei suoi contenuti, quanto come modificazione della forma stessa dello stato di coscienza, caratterizzata da un ampliamento dell’esperienza e da una temporanea sospensione delle abituali strutture organizzatrici dell’Io.
A partire da una prospettiva gestalt-analitica, l’articolo propone di considerare tali esperienze come attraversamenti di soglia che rendono accessibili configurazioni psichiche altrimenti non disponibili, ma che richiedono un successivo lavoro di integrazione affinché non degenerino in esiti frammentari o disorganizzanti.
Gli stati psichedelici vengono così pensati come condizioni di aumentata permeabilità fra conscio e inconscio, nelle quali immagini, memorie e affetti profondi possono emergere con particolare intensità, aprendo possibilità di insight, ridefinizione simbolica e trasformazione del Sé. Tuttavia, l’apertura dell’esperienza non è di per sé terapeutica: il suo valore dipende dalla possibilità di essere contenuta, attraversata e progressivamente integrata all’interno di una relazione e di un setting capaci di sostenerne la metabolizzazione.
In questa prospettiva il processo terapeutico appare come uno spazio liminale in cui la mente può temporaneamente disorganizzarsi senza perdere la possibilità di ritrovare forma. La trasformazione psichica viene così concepita come un movimento oscillatorio fra dissoluzione e integrazione, perdita dei confini e loro rinnovata configurazione.

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