Area Espr. Culturali

La cultura ha espresso, attraverso varie forme di narrazione, gli aspetti ed i percorsi dell’evoluzione umana e i suoi problemi. L’attenzione e lo studio di queste narrazioni sono un momento importante di contatto e di consapevolezza degli aspetti che agiscono nell’equilibrio dell’individuo e della collettività.

 

“Coraline e la porta magica”– a cura di Antonella Russo

“Coraline e la porta magica” è un film d’animazione, diretto da Henry Selick nel 2009, già regista di Nightmare Before Christmas. Il film è tratto dal racconto “Coraline”, scritto da Neil Gaiman.

Coraline è una bambina, che si è appena trasferita in una nuova casa “Pink Palace” con la propria famiglia. In questa casa Coraline avrà la possibilità di spostarsi dal conscio all’inconscio personale, di entrare in contatto con varie parti del Sé, conoscere e diventare alleata della propria Ombra e, in fine, di affrontare il proprio complesso Materno.

La curiosità di Coraline è ciò che la rende viva e le dà la possibilità di muoversi e lottare; la sua creatività ritrovata è l’intenzione che le consentirà di ritrovare se stessa.

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“Colazione da Tiffany” – a cura di Monica Celeste

In “Colazione da Tiffany”, film del 1961 di Blake Edwards tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote, Audrey Hepburn ha dato vita ad uno dei personaggi più controversi e affascinanti della storia del cinema: Holly Golightly, una donna con un passato difficile e traumatico, costantemente in fuga dagli uomini, dalle sue emozioni e, soprattutto, da se stessa. Holly è talmente identificata con la sua Persona da aver perduto ogni contatto autentico con la sua dimensione più profonda, l’Anima. Ma per fortuna arriverà un uomo, l’unico che lei non considera un verme, che con dolcezza la accompagnerà a fare i conti con il proprio passato e con fermezza e pazienza tenterà di condurla verso il futuro.

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“Il Re Leone” – a cura di Emanuela Fedeli

Gli animali sintetizzano caratteristiche che appartengono alla nostra vita istintuale, ma non sono solo questo, come lascia capire James Hillman, psicanalista junghiano, quando spiega che “la psicologia ha un debito particolare nei confronti degli animali, se è vero che essi sono il sistema simbolico primordiale e se la psicologia non ha completamente dimenticato che anche noi siamo animali. Chi sono, loro che hanno formato il massimo sistema simbolico della coscienza umana dai tempi di Altamira? E noi come viviamo con loro, ora che questa intimità con il loro mondo e con la nostra animalità ha completamente ceduto il passo alla separazione? La ricchezza degli animali è nascosta; essi sono i portatori di un fuoco che non si vede e di una parola che non si sente. O che non siamo più capaci di ascoltare”.

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“Persona” – a cura di Stefano Alessandrini

Il titolo fa esplicito riferimento alla professione di una delle due protagoniste attorno alla quale si dipana tutta la storia e alla tematica centrale della pellicola, dilemma amletico tra essere e non essere, conflitto tra l’esistere responsabilmente e il solo apparire, così evidente nella doppia vita di un attore diviso tra uomo e personaggio e profondo dissidio che supera i confini del teatro e del cinema. Elisabeth Vogler è un attrice di teatro famosa, capace, bella, che recita però anche fuori la scena; dalla rappresentazione dell’Elettra si chiude in un mutismo assoluto, in uno stato di prostrazione quasi catatonico che durerà per mesi. Portata in una clinica viene riconosciuta sana fisicamente e psichicamente: sembra aver scelto coscientemente di non parlare più rendendo afona la sua maschera. Alma, una infermiera competente e caparbia, proverà a rompere questo muro di silenzio arrivando a dare voce all’ombra di entrambe. Le due protagoniste infatti nascondono e condividono un terribile segreto…

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“La migliore offerta” – a cura di Isabella Imbimbo

La migliore offerta è un film del 2013 scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, con protagonista Geoffrey Rush.
“In questo film i personaggi sono anime instabili, sempre sull’orlo del collasso; ombre fuggevoli, che nascondono segreti inconfessabili. Non c’è stabilità nel loro universo, insidiato dalle trame della finzione, nessuna spiaggia fissa cui approdare”
L’inganno, le incertezze, la verità e la finzione il vero e il falso sé e di nuovo il verò attraversano l’intera pellicola e non lasciano indenni i personaggi, le cui identità si duplicano o quadruplicano ad ogni incontro o scontro con gli altri .
“I sentimenti umani sono come le opere, si posso simulare”?…

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“Sette anime” – a cura di Flavia Di Censo

Tim Thomas, ingegnere aerospaziale, inizia a spacciarsi per un funzionario del fisco per avvicinare delle brave persone in difficoltà a cui vuole dare aiuto. Il tutto comincia per espiare una colpa che lo lacera da tempo: una sera mentre era in macchina insieme a sua moglie, Sarah Jenson, a causa dell’invio di un banale messaggio, provoca un grave incidente automobilistico in cui muoiono sei persone, a lui estranee, e la sua compagna. Inizia a questo punto un viaggio attraverso gli archetipi, attraverso esperienze di morte e di rinascita, che lo condurranno ad una crescita, ad un cambiamento, ad una integrazione di opposti.

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“Le voci di dentro” – a cura di Vito Lamontanara

Le voci di dentro… ha un titolo dal carattere fortemente evocativo, è un ponte verso l’interno, ci apre le porte di uno spazio e di un tempo fatto di suoni, di luci e di ombre, di confini interni ed esterni, di immagini che racchiudono e contemporaneamente dischiudono l’esperienza dell’uomo e del mondo nel suo percorso di conoscenza, coscienza e auto-riflessività. Sullo sfondo della storia c’è la II guerra mondiale con tutti i suoi orrori, un conflitto, un evento così  traumatico da sconvolgere l’intera esistenza di coloro che ne sono stati toccati direttamente o indirettamente. In figura ci sono le vicende di due famiglie di vicini alle prese con i cocci delle loro vite da ricostruire, ci sono solo brevi accenni a tutto quello che è successo prima del momento presente. I personaggi vivono in una realtà nebulosa fatta di corpi che sognano: realtà visionarie e sogni reali.

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“This must be the place” – a cura di Valeria Basile

Poiché quando si parla di “essere”, di “esserci”, è impossibile scindere le due variabili di spazio e tempo, this must be the place non significa solo “questo deve essere il luogo” ma anche “questo deve essere il momento”. E David Byrne, autore della canzone che dà il titolo al film, nel testo dice: c’era un tempo in cui, se qualcuno me l’avesse chiesto, (avrei risposto) era qui che dovevo essere…dovevo essere qui.  Credo che questo film si presti bene a  narrare cosa accade, cosa può accadere, quando un uomo inizia quel processo di individuazione che lo porta al divenire del proprio Sé, che altro non è che un momento preciso in cui quell’uomo si “sveglierà”, si renderà conto in che punto della sua vita si trova e (si spera) dirà “è qui che dovevo essere”…this must be the place!

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 “Il favoloso mondo di Amélie” – a cura di Flora De Martino

Nel mondo di Amélie un insieme di note e suoni si fondono con colori,scene, sogni, visioni in un modo totalmente unico ma quanto mai semplice: insomma favoloso. Tale film, infatti, potrebbe essere definito quasi una “fiaba filmata”, in cui le immagini, seppur semplici, rimandano ad un’alta carica simbolica e permettono, come afferma Jung, di richiamare significati molteplici, arcaici e di una valenza profonda che colpiscono in maniera immediata e inconscia.

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“Sogno, Incantesimi e Realtà” – a cura di Francesca Passerone

Questo scritto si snoda attorno all’immagine di Circe, personaggio affascinante e fortemente evocativo dell’Odissea. A partire dall’analisi del personaggio della Maga, come compare nel testo omerico, l’Autrice propone una riflessione sulla natura del Femminile e sulle vicissitudini del processo di individuazione. L’immagine di Circe agisce come un simbolo che condensa una pluralità di significati e consente di entrare in relazione con l’archetipo del Femminile, nel suo duplice aspetto di elementare e trasformatore.

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“Hansel e Gretel” – a cura di Debora Pennarossa

Hänsel e Gretel, figli di un povero taglialegna che non riesce più a sfamare la famiglia, sono stati condotti nel bosco: lì, i due bambini vengono abbandonati. Vagando per la foresta, i fratellini trovano finalmente una radura, dove vedono una piccola casa. Si avvicinano e, con stupore, scoprono che la casetta è tutta fatta di dolci che loro, per la fame, si mettono a mangiare.Mentre stanno sgranocchiando le pareti di marzapane, dall’interno della casa spunta una vecchietta. Molto affabile, questa si offre di ospitare i due fratelli. I bambini, non sapendo dove andare, accettano grati la sua ospitalità.Ma ben presto Gretel e il fratello si rendono conto di non essere più liberi, bensì prigionieri di una strega: il maschietto – troppo magro – viene messo all’ingrasso, dentro a una gabbia, così da metter su un po’ di carne perché è destinato a diventare il pasto della strega, ben decisa a mangiarselo quanto prima (in questo riprende la tradizionale vicenda di Angel). Gretel – che, dovendo fare le pulizie, è libera di girare per la casa – riesce con un trucco a spingere la strega dentro la stufa, uccidendola. Libera Hänsel e così, i due bambini, impadronitisi dei beni della morta, tornano a casa dai genitori ormai ricchi e senza problemi economici per il futuro.

Elaborato di fine biennio che propone una lettura in chiave analitica della celebre fiaba dei fratelli Grimm

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“Season Of Mists” tratto dalla serie a fumetti “The Sandman” – a cura di Vincenza Biondillo

Mediante un azzardato accostamento tra la funzione che hanno le favole nell’arco di tutta la tradizione pedagogica umana e le moderne storie a fumetti, a volte inconsapevoli  eredi di tali nobili intenti, ci si propone di analizzarne una tra queste, il  Sandman di Neil Gaiman, attraverso la lente delle categorie utilizzate da Propp per le favole tradizionali, con l’aiuto delle interpretazioni di Marie Luise Von Franz e di  Bettelheim, e scomodando le quattro categorie del percorso analitico (confessione, chiarificazione, educazione e trasformazione) descritte da Jung nel volume XVI delle sue Opere, “Pratica della Psicoterapia”. L’intento è quello di un’ analisi giocosa condotta alla ricerca di similitudini ed elementi numinosi su un’opera scelta non  a caso che porterà inequivocabilmente alla scoperta di parti di noi.  E non potrebbe essere altrimenti se , come dice Jung, “il lavoro sull’inconscio va fatto per noi stessi anche se indirettamente andrà a beneficio dei nostri pazienti.”

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The Reader di Roberto Grilli 
“A volte, come risulta da una lettura di tipo analitico delle fiabe, il percorso individuativo sembra assumere uno sviluppo lineare, una strada dritta e progressiva che, nonostante gli ostacoli e le trasformazioni che comporta, conduce ad una meta definita.
“The Reader” ha il pregio di ribaltare tale visione, in quanto esplica la circolarità del processo di individuazione attraverso le vicende del suo protagonista, immerso in un contesto storico e culturale dal quale nessuna esistenza umana può prescindere: il percorso trasformativo filogenetico sembra quasi coincidere con quello ontogenetico…
La storia e la vita di Michael Berg sembra essere scritta per ricordare ad ognuno che l’individuazione è un’esperienza perenne e perpetua, un cammino che rende diversamente inconsci…”
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Lady in The Water di Diego De Luca
“Imparare a dialogare con le proprie emozioni è un processo interiore fondamentale per vivere pienamente la propria vita. Soltanto assumendosi la responsabilità personale di essere portatore di un vissuto autentico è possibile iniziare ad affrontare le parti spaventose di noi stessi.
In “lady in the water” la psiche assume la conformazione di un intreccio di elementi, frammenti narrativi che necessitano di armonizzarsi per permettere al sistema di salvarsi.
La fiaba è pertanto la trasposizione di un processo di rinnovamento, verso una trasformazione proveniente da un “mondo sottostante”, profondamente nostro ma sempre più messo a tacere dalla tendenza materialistica e razionale dell’uomo moderno.”
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Il Brutto Anatroccolo di Francesca Tucci 
Quali significati nascosti nel viaggio del brutto anatroccolo per divenire cigno?
Ad una prima lettura questa fiaba sembra esteticamente orientata ; chi conosce la biografia dell’autore può intravedere le sue personali lotte interiori volte alla meta ultima dello sviluppo artistico , nonché psichico.
Una lettura più attenta, che non tenta di salvaguardarsi dal coinvolgimento più profondo, lascia intravedere l’ambivalenza materna, l’addomesticamento delle tendenze in cosce che rischia di divenire invalidante, il motivo dell’esilio (l’aspetto brutto e strano del piccolo anatroccolo) che diviene sintomo-guida di uno speciale destino. Si trovano forze contrapposte: il miope razionalismo che rischia di impoverire le potenzialità creative, il contatto con le emozioni che lo richiama a proseguire il processo di trasformazione.
Nella narrazione delle vicissitudini del brutto anatroccolo si ritrovano esposte alcune fasi del processo di individuazione ipotizzato da Jung , secondo cui una pulsione archetipica alimenta il processo di presa di coscienza.
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